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comunicati stampa

Venerdì, 12 Ottobre 2007

Industria e cultura - Lorenzo Del Boca ha presentato questo pomeriggio "Grande guerra, piccoli generali"

Polemista, al di fuori delle convenzioni, talvolta controcorrente, autore di libri e di saggi che presentano "l'altra storia" del Risorgimento e dell'Età Contemporanea, Lorenzo Del Boca, presidente dal 2001 dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha presentato questo pomeriggio, a palazzo Torriani, il suo ultimo libro "Grande guerra, piccoli generali". All'incontro, che rientra nell'ambito dell'iniziativa Industria&Cultura promossa dall'Associazione Industriali di Udine in collaborazione con la Biblioteca Civica Joppi, sono intervenuti oltre all'autore, il delegato alla Cultura dell'Assindustria friulana Tarcisio Mizzau e il giornalista Federico Oppelli. Le letture sono state a cura dell'Accademia Nico Pepe. Del Boca ha parlato dello spirito con cui si è avvicinato all'argomento: "Mi sono accorto che a scuola non ce l'hanno raccontano giusta nè sulla storia dei greci, nè dei romani, nè del medio-evo. Però ricostruire una storia troppo antica può anche avere poco significato; preferisco andare a ricostruire una storia che abbiamo nel sangue e che ha determinato il nostro dna: la prima guerra mondiale". "All'interno della prima guerra mondiale - ha poi aggiunto del Boca - ci sono però diverse guerre mondiali: una è quella, asettica e senza sangue, vista con il cannocchiale dal monte Matajur da Cadorna dove sono presenti i nomi delle compagnie e dei generali: un panorama asettico. Eppoi c'è l'altra guerra che i libri di scuola non riportano ed è la guerra dove il sangue c'è perchè è la guerra che hanno visto i soldati che non avevano uno sguardo d'insieme vivendo in una trincea di quattro metri quadrati. Ed è stata questa la guerra dove si è assistito ad una grande carneficina perchè fatta da piccoli generali. Ma da giganteschi soldati e mi dispiace non aver aggiunto questa postilla nel titolo del libro. E' infatti ora di rendere onore a chi magari non ha avuto medaglie d'oro o d'argento, non hanno avuto un ricorso, anzi talvolta sono stati coperti di infamia, e sono quelli invece che hanno tenuto in piedi tutto quanto". In "Grande guerra, piccoli generali", come abbiamo anticipato, si ripercorrono le pagine legate alla prima guerra mondiale. Alla vigilia dello scoppio del conflitto, i più immorali pensavano soltanto di ricavare dei guadagni per potersi arricchire. Gli idealisti, invece, credevano di offrire all’Italia l’opportunità di conquistare peso e prestigio internazionale, in modo da restituirle quel ruolo che vagheggiavano ma che era rimasto incartato nei libri della storia classica. Negli ultimi dieci anni, prima di quel 1914, i soldati erano cresciuti alle direttive del generale Paolo Spingardi, ottimo oratore parlamentare e del generale Alberto Pollio, ottimo scrittore. L’uno e l’altro – con tutto lo stato maggiore – coltivavano il mito di Napoleone del quale leggevano con avidità biografi e, recensioni, commenti strategici e valutazioni tattiche. Al momento dell’entrata in guerra, l’esercito italiano venne affidato a Luigi Cadorna. I guai maggiori di chi combatteva per l’Italia vennero dagli stessi italiani che dimostrarono di non aver maturato alcuna idea e che, tuttavia, a quel nulla si aggrapparono con convinzioni incrollabili. Si armarono di ordini assurdi. Pretesero di mandare le truppe all’assalto anche quando ogni logica l’avrebbe sconsigliato. Per ottenere un’obbedienza supina, fucilarono quelli che apparvero più riottosi o anche solo meno pronti a sacrificarsi. Instaurarono un regime di oppressione che sarebbe risultato odioso per una qualunque dittatura. E provocarono la morte di un numero imprecisato di loro uomini, piazzando le mitragliatrici dei carabinieri dietro le file destinate all’assalto con la disposizione di aprire il fuoco alla schiena dei soldati, se avessero appena ritardato a lanciarsi fuori dalle trincee. La presentazione del libro di Del Boca ha dato idealmente inizio alla manifestazione "1917: anno terribile" che continua con l'inaugurazione, il giorno dopo, di una mostra documentaria a Villa Manin su: "I soldati, la gente: reportage fotografici e cinematografici italiani e austrotedeschi".